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  • Arik Bendaud

Shabat Korach


  • Accensione Candele, Minha/Kabalat Shabat 19.26

  • Shachrit ore 9

  • Minha Shabat ore 19.15

  • Moze Shabat 20.31


Seudat Shlishit con commenti su Parashat Hashavua alle ore 19.30 circa


Si consiglia lettura Shemà prima di Shahrit - "Zman Kriat Shema" entro 9.05.


Le ATTIVITA' PER BAMBINI di Shabat mattina sono riprese.


KOLLEL: Il Kolel e' ripartito nel nostro tempio nei giorni Domenica, Martedi e Mercoledi dalle ore 20. Interessati ad avere ad avere un Avrech solo per voi? Contattate Edoardo 053-2240965. Il ristorante Pankina offre la pasta a chi viene a studiare.


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Shabat Shalom


Galbano vuol dire fiducia

a cura di Raphael Barki


Il brano di questa settimana si apre con un verbo, “va-yikach” ( = e prese), coniugato al singolare malgrado il soggetto sia costituito da quattro individui (Korach, Datan, Aviram, On) coalizzati contro Mosè sotto la guida di Korach, appunto. La Mishnà ci aiuta a capire perché non viene usato il plurale. In Avòt (5:17) si distingue tra due tipi di contenzioso: (1) “in nome del Cielo,” come quello “tra Hillel e Shammai,” che è sostenibile; (2) “non in nome del Cielo,” come quello di “Korach e tutta la sua congregazione,” che non è sostenibile. Visto che per il primo tipo si portano ad esempio due contendenti, ci aspetteremmo altrettanto per il secondo e cioè “Korach e Mosè.” Si capisce che in realtà la disputa non è rivolta (solo) contro Mosè ma (anche) nell’ambito dello stesso clan dei ribelli. Korach è mosso dall’invidia ed è alla ricerca di onore. Con queste premesse non ha bisogno di sforzarsi troppo per scatenare una lite, perfino contro i suoi compari. Riguardo ai litigiosi lo Zohar (2:95) riferisce che all’inizio partono uniti e compatti ma poi finiscono per azzuffarsi tra di loro. Il percorso degli studiosi che dibattono di Torà è esattamente inverso. Inizialmente discutono animatamente ma alla fine convergono armonicamente su posizioni comuni e condivise (TB Kiddushin 30b). A riprova di ciò sappiamo che in ultima analisi Hillel e Shamai riescono a trovare un accordo su tutto, nel senso che uno dei due accetta la posizione dell’altro che poi diventa halakhà cioè la norma, fatta eccezione per tre questioni (TB Shabbat 15a). Ebbene, proprio su queste tre l’halakhà non è secondo né l’uno né l’altro, bensì secondo una terza opinione di altri. Il motivo è che dove c’è disaccordo non può esserci halakhà. Dopo che i cospiratori vengono letteralmente inghiottiti dal terreno per punizione divina, il popolo si lamenta e viene colpito da un’epidemia che miete 14700 vittime. La piaga si arresta quando Aronne interviene con l’incenso, formato da undici ingredienti, tutti essenziali, incluso anche il maleodorante gàlbano (in ebraico “chelbenà”). Così come questa miscela purificante fatta di gommaresina deve includere anche elementi sgradevoli all’olfatto, allo stesso modo anche un digiuno pubblico non è considerato tale (e quindi può risultare inefficace) se non vi partecipano tutti, nessuno escluso, compresi i criminali di Israele ( = posh’ei Israel) (TB Kritot 6b). Solo l’unità e la serena convivenza, basata sulla fiducia reciproca di poter costruire qualcosa insieme, mettendo da parte ogni sterile polemica, possono condurre alla salvezza.

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